Mestre
17.01.2009
Entusiasmante
l’afflusso di pubblico (oltre 450 persone)
all’incontro di sabato 17 gennaio 2009,
patrocinato dal DAN e organizzato da bluSub
ASD Mestre su incarico della FIPSAS-Comitato
Regionale Veneto presso il Comando dei VV.F.
di Mestre zona Terraglio. L’incontro
ha incluso una serie di contributi resi da
oratori specializzati del calibro del Prof.
Marroni (presidente DAN Europe) e del dott.
Longobardi (Centro Medicina Iperbarica di
Ravenna) e da altri di non minore calibro
come sotto riportato. Roberto Sartore (Resp.
Regionale FIPSAS), ha introdotto e moderato
il convegno.
Il
prof. Marroni (pres. DAN Europe) ha tenuto
un’interessante presentazione che si
è concentrata sulla questione “bolle”,
usata come filo conduttore della storia della
recente subacquea. In maniera avvincente e
tenendo il pubblico sempre attento, Marroni
ha approfondito gli aspetti fisiologici della
subacquea sottolineando il problema delle
MDD immeritate, enfatizzando la messa a punto,
nel tempo, dei protocolli di risalita e il
significato delle soste profonde, così
come sono inserite nei profili delle diverse
scuole e diversi enti. Attenzione: importantissima
la sosta profonda, che abbassa il livello
di bolle (LBG - low bubble grade) a qualsiasi
profondità la si faccia, ma i migliori
risultati in termini di bassa incidenza di
MDD si conseguono con la velocità di
10 metri al minuto! E si sta pensando di portare
la sosta profonda almeno a 2 minuti !
Interessantissimo
l’accento di Marroni sulla questione
ematocrito (parte corpuscolata del sangue,
con globuli bianchi e rossi, piastrine, ecc.)
che come sappiamo va tenuto basso per tenere
diluito il sangue e diminuire la capacità
aggregante delle microbolle. Tale avvertenza
è fondamentale, dice Marroni, con le
immersioni ripetute dal momento che nella
prima immersione il sangue può restare
sufficientemente diluito richiamando acqua
dai tessuti, ma tale stratagemma non può
essere protratto per molto tempo, quindi con
la seconda e terza immersione si finisce con
il pagare il debito di acqua contratto! Beviamoci
sopra !
Fondamentale, è oramai riconosciuto,
il ruolo dell’ossido nitrico, che favorisce
la circolazione, dilata le vene e spazza via
dal tessuto endoteliale i famigerati micronuclei,
responsabili della
formazione delle bolle. Alcune esperienze
effettuate con ratti e quindi con subacquei
– umani questa volta – dimostrano
che l’ossido nitrico è prodotto
naturalmente quando si effettua una ginnastica
aerobica estrema, sollecitando le proprie
capacità fisiche fino al 90% (praticamente
al massimo) ed immergendosi dopo 20-24 ore.
Il prof. Schiavon (FMSI Padova) è intervenuto
con una nota dal taglio particolare, presentando
l’immersione al femminile e cioè
tutti quegli aspetti, concernenti il mondo
della subacquea e il modo di condurre le immersioni
nella sfera femminile e che di solito non
vengono sottolineati, anzi talvolta sfuggono
ai più.
Il
dott. Longobardi (Direttore C.I. Ravenna)
ci ha catapultati subito sott’acqua
con un rapido excursus sui computer subacquei
distinguendo quelli “compartimentali”
cioè basati sulla teoria della progressiva
saturazione/desaturazione dei vari tessuti,
secondo Buhlmann, da quelli basati sui modelli
che controllano la presenza e formazione di
microbolle in circolo, RGBM (reduced gradient
bubble model).
Questa premessa è servita per introdurre
il resto della relazione che è proseguita
prevalentemente sulle immersioni tecniche
cioè con l’utilizzo di miscele
diverse dall’aria per raggiungere profondità
elevate. I profili di immersione più
ricorrenti nella subacquea avanzata e tecnica
includono immersioni ripetitive, più
profonde di 30 m, con uso di nitrox, profili
inversi e cambio di più miscele. Questi
casi richiedono un attento controllo dello
stress decompressivo. Molti sub pensano di
potersi affidare unicamente ai loro computer,
dimenticando che si tratta di macchine in
grado di sbagliare e facendone spesso un uso
scorretto: i computer “aumentano la
sicurezza, ma non sono adatti a chi vuole
andare primo alla doccia!”, ricorda
Longobardi. Questi si è quindi soffermato
sui diversi tipi di rebreather indicandone
pregi e difetti e sottolineando le differenze
tra apparecchi gestiti elettronicamente o
meno. Il calcolo delle miscele in immersione
con rebreather rappresenta un’altra
grande fonte di problemi causati da scarsa
competenza o da approssimazione. Le conseguenze
sono l’insorgenza di ipossia, iperossia,
ipercapnia, iperventilazione. A questo proposito,
sono importanti i parametri operazionali del
rebreather e in particolare la Pp di O2 che
non deve mai superare il mitico valore di
1,4 atmosfere!
Longobardi
ha presentato le problematiche relative alla
PDD e ad altre patologie collegate all’immersione
profonda enfatizzando l’utilizzo di
protocolli dove ad ogni criticità psichica
o fisica del subacqueo, cronica o estemporanea
che sia, corrisponde un punteggio, una sorta
di handicap con il quale darsi dei limiti
operazionali per scongiurare possibili incidenti
e patologie. Possono aumentare il rischio
di MDD le situazioni di shunt polmonare (deviazione
irregolare del flusso di sangue attraverso
i due atri cardiaci che porta passaggio anomalo
dai polmoni al circolo arterioso), fumo, asma,
età.
Come deve comportarsi il subacqueo? Per ridurre
il rischio è indispensabile pianificare
ogni fase
dell’immersione e prevedere piani di
emergenza, anche per problemi più banali.
Nel
suo intervento, il dott. Capodieci (Centro
di Psichiatria dell’Ospedale di Padova)
ha voluto tentare alcune risposte alle domande
che di solito non ci poniamo mai ma che corrispondono
ai quesiti centrali della dimensione subacquea:
perché ci immergiamo ? Vogliamo stare
semplicemente sott’acqua o andare sempre
più in fondo ? Abbiamo un ardimentoso
desiderio di esplorare o amiamo di più
un rispettoso contatto con la natura ? Questi
due casi corrispondono, dice Capodieci, al
subacqueo prometeico (che ha un approccio
avventuroso e “rapace”) o al subacqueo
orfico (che rispetta di più l’ambiente
e vuole lasciarlo intatto per gli altri).
L’Ing.
Luigi Carvani (FIPSAS) ha presentato lo stato
dell’arte dell’immersione tecnica
della Federazione, soffermandosi sulle problematiche
relative alla corretta regolazione dell’ossigeno
e sulla narcosi da azoto.
La
relazione finale, della dott.ssa Vernotico,
collaboratrice del dott. Longobardi a Ravenna,
ha incluso l’esame di alcuni “study
case” cioè di alcuni infortunati
o comunque subacquei con storia clinica di
MDD. L’accento è stato dato sia
a casi di PDD immeritate e attribuite poi
all’esistenza di problematiche del tipo
forame ovale aperto , sia all’errato
comportamento nella regolazione del rebreather
ad alta profondità.
Andrea
Rismondo, bluSub A.S.D. Mestre
Per
un completo resoconto: qui