Federazione
Italiana

Pesca

Sportiva

ed Attività Subacquee
F.I.P.S.A.S.

SEZIONE DI VENEZIA
Lunedì 21 Maggio 2012   ore 12:34
Untitled Document
Convegno FIPSAS: Immersione - Aspetti medici e psicologici
ELENCO REGISTRATI PER PROVINCIA
PROV. NON SEGNALATA
91
ANCONA
2
BELLUNO
12
BOLOGNA
4
BOLZANO
2
GORIZIA
2
LECCO
1
MILANO
4
PADOVA
70
PORDENONE
9
RAVENNA
3
ROMA
5
ROVIGO
26
TRENTO
1
TORINO
1
TRIESTE
14
TREVISO
39
UDINE
2
VENEZIA
78
VICENZA
47
VERONA
5
TOTALE
418

Mestre 17.01.2009

Entusiasmante l’afflusso di pubblico (oltre 450 persone) all’incontro di sabato 17 gennaio 2009, patrocinato dal DAN e organizzato da bluSub ASD Mestre su incarico della FIPSAS-Comitato Regionale Veneto presso il Comando dei VV.F. di Mestre zona Terraglio. L’incontro ha incluso una serie di contributi resi da oratori specializzati del calibro del Prof. Marroni (presidente DAN Europe) e del dott. Longobardi (Centro Medicina Iperbarica di Ravenna) e da altri di non minore calibro come sotto riportato. Roberto Sartore (Resp. Regionale FIPSAS), ha introdotto e moderato il convegno.

Il prof. Marroni (pres. DAN Europe) ha tenuto un’interessante presentazione che si è concentrata sulla questione “bolle”, usata come filo conduttore della storia della recente subacquea. In maniera avvincente e tenendo il pubblico sempre attento, Marroni ha approfondito gli aspetti fisiologici della subacquea sottolineando il problema delle MDD immeritate, enfatizzando la messa a punto, nel tempo, dei protocolli di risalita e il significato delle soste profonde, così come sono inserite nei profili delle diverse scuole e diversi enti. Attenzione: importantissima la sosta profonda, che abbassa il livello di bolle (LBG - low bubble grade) a qualsiasi profondità la si faccia, ma i migliori risultati in termini di bassa incidenza di MDD si conseguono con la velocità di 10 metri al minuto! E si sta pensando di portare la sosta profonda almeno a 2 minuti !

Interessantissimo l’accento di Marroni sulla questione ematocrito (parte corpuscolata del sangue, con globuli bianchi e rossi, piastrine, ecc.) che come sappiamo va tenuto basso per tenere diluito il sangue e diminuire la capacità aggregante delle microbolle. Tale avvertenza è fondamentale, dice Marroni, con le immersioni ripetute dal momento che nella prima immersione il sangue può restare sufficientemente diluito richiamando acqua dai tessuti, ma tale stratagemma non può essere protratto per molto tempo, quindi con la seconda e terza immersione si finisce con il pagare il debito di acqua contratto! Beviamoci sopra !
Fondamentale, è oramai riconosciuto, il ruolo dell’ossido nitrico, che favorisce la circolazione, dilata le vene e spazza via dal tessuto endoteliale i famigerati micronuclei, responsabili della
formazione delle bolle. Alcune esperienze effettuate con ratti e quindi con subacquei – umani questa volta – dimostrano che l’ossido nitrico è prodotto naturalmente quando si effettua una ginnastica aerobica estrema, sollecitando le proprie capacità fisiche fino al 90% (praticamente al massimo) ed immergendosi dopo 20-24 ore.


Il prof. Schiavon (FMSI Padova) è intervenuto con una nota dal taglio particolare, presentando l’immersione al femminile e cioè tutti quegli aspetti, concernenti il mondo della subacquea e il modo di condurre le immersioni nella sfera femminile e che di solito non vengono sottolineati, anzi talvolta sfuggono ai più.

Il dott. Longobardi (Direttore C.I. Ravenna) ci ha catapultati subito sott’acqua con un rapido excursus sui computer subacquei distinguendo quelli “compartimentali” cioè basati sulla teoria della progressiva saturazione/desaturazione dei vari tessuti, secondo Buhlmann, da quelli basati sui modelli che controllano la presenza e formazione di microbolle in circolo, RGBM (reduced gradient bubble model).
Questa premessa è servita per introdurre il resto della relazione che è proseguita prevalentemente sulle immersioni tecniche cioè con l’utilizzo di miscele diverse dall’aria per raggiungere profondità elevate. I profili di immersione più ricorrenti nella subacquea avanzata e tecnica includono immersioni ripetitive, più profonde di 30 m, con uso di nitrox, profili inversi e cambio di più miscele. Questi casi richiedono un attento controllo dello stress decompressivo. Molti sub pensano di potersi affidare unicamente ai loro computer, dimenticando che si tratta di macchine in grado di sbagliare e facendone spesso un uso scorretto: i computer “aumentano la sicurezza, ma non sono adatti a chi vuole andare primo alla doccia!”, ricorda Longobardi. Questi si è quindi soffermato sui diversi tipi di rebreather indicandone pregi e difetti e sottolineando le differenze tra apparecchi gestiti elettronicamente o meno. Il calcolo delle miscele in immersione con rebreather rappresenta un’altra grande fonte di problemi causati da scarsa competenza o da approssimazione. Le conseguenze sono l’insorgenza di ipossia, iperossia, ipercapnia, iperventilazione. A questo proposito, sono importanti i parametri operazionali del rebreather e in particolare la Pp di O2 che non deve mai superare il mitico valore di 1,4 atmosfere!

Longobardi ha presentato le problematiche relative alla PDD e ad altre patologie collegate all’immersione profonda enfatizzando l’utilizzo di protocolli dove ad ogni criticità psichica o fisica del subacqueo, cronica o estemporanea che sia, corrisponde un punteggio, una sorta di handicap con il quale darsi dei limiti operazionali per scongiurare possibili incidenti e patologie. Possono aumentare il rischio di MDD le situazioni di shunt polmonare (deviazione irregolare del flusso di sangue attraverso i due atri cardiaci che porta passaggio anomalo dai polmoni al circolo arterioso), fumo, asma, età.
Come deve comportarsi il subacqueo? Per ridurre il rischio è indispensabile pianificare ogni fase
dell’immersione e prevedere piani di emergenza, anche per problemi più banali.

Nel suo intervento, il dott. Capodieci (Centro di Psichiatria dell’Ospedale di Padova) ha voluto tentare alcune risposte alle domande che di solito non ci poniamo mai ma che corrispondono ai quesiti centrali della dimensione subacquea: perché ci immergiamo ? Vogliamo stare semplicemente sott’acqua o andare sempre più in fondo ? Abbiamo un ardimentoso desiderio di esplorare o amiamo di più un rispettoso contatto con la natura ? Questi due casi corrispondono, dice Capodieci, al subacqueo prometeico (che ha un approccio avventuroso e “rapace”) o al subacqueo orfico (che rispetta di più l’ambiente e vuole lasciarlo intatto per gli altri).

L’Ing. Luigi Carvani (FIPSAS) ha presentato lo stato dell’arte dell’immersione tecnica della Federazione, soffermandosi sulle problematiche relative alla corretta regolazione dell’ossigeno e sulla narcosi da azoto.

La relazione finale, della dott.ssa Vernotico, collaboratrice del dott. Longobardi a Ravenna, ha incluso l’esame di alcuni “study case” cioè di alcuni infortunati o comunque subacquei con storia clinica di MDD. L’accento è stato dato sia a casi di PDD immeritate e attribuite poi all’esistenza di problematiche del tipo forame ovale aperto , sia all’errato comportamento nella regolazione del rebreather ad alta profondità.

Andrea Rismondo, bluSub A.S.D. Mestre

Per un completo resoconto: qui

 






 
 
questa pagina è stata visitata 1759 volte - powered by valerio cendron